domenica 21 Luglio 2019
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Approfondimento sulla storia della società

UN VECCHIO AUTOBUS PER SPOGLIATOIO

La storia del Bosto comincia in Via Tasso a Capolago con 2 campi di calcio in terra battuta realizzati sul terreno acquistato dalla Cooperativa, ma non ci sono spogliatoi, e allora Fausto Pozzi che fa ? Con i pochi soldi ancora rimasti in cassa va da Giuliani a Laudi e acquista per 300.000 lire un vecchio autobus che serve, non per trasportare i ragazzi (è solo una carcassa) , ma da spogliatoio.

La carcassa viene trainata da un trattore sino a Capolago dove, grazie ad alcune stufe elettriche all’interno è stato allestito il primo spogliatoio.

La sede della società era una baracca per muratori scaldata anche in questo caso da stufette a gas.

QUESTO ERA IL BOSTO AI SUOI ESORDI!

Il primo capitolo Fausto Pozzi lo inizia a Malnate:

Diversità di vedute con alcuni responsabili del Varese Calcio, in particolar modo con Sandro Vitali, mi spinsero ad uscire da una certa cerchia >>.

– Eri presidente del Club Franco Ossola.

Con Gino Ansaldi a fianco. Il mio primo passo, con Vanacore supervisore, non viene visto di buon occhio. Fondiamo il primo vivaio Città di Varese a Malnate >>.

– Che cosa ti spinge a questo grande passo?

I varesini sono critici: dicono che Varese, dopo Cicci Ossola, non ha dato più niente di suo al calcio nazionale. Insomma non ci sono calciatori fatti in casa. Io prendo la palla balzo e parto in quarta >>.

– Da chi ti trovi circondato?

Da alcuni ex giocatori del Varese: Borellini, Comotti, Colombo, Pepi, più Macciachini. A Malnate nasce il primo NAGC, è il 1969 e tra i sessanta ragazzini che rispondono alla chiamata c’è Gildo Salvadè. Aveva nove anni >>.

– Quando vengono riallacciati i rapporti con il Varese Calcio?

Subito dopo, per merito soprattutto di Mario Grotto che era un po’ l’anima del settore giovanile del Varese .

– Da chi hai imparato a diventare un uomo di calcio?

Da Alfredo Casati e da Sandro Vitali, il mio tirocinio è cominciato con loro ai vertici del Varese >>.

– Due passi indierto: Pozzi è stato anche calciatore?

Un giocatore al quale non trovarono mai il ruolo giusto alla Belfortese di Tino Rossi. Ero un terzino con tanta passione ma qualità e mezzi piuttosto limitati >>.

– Una specie di vitellone del calcio, un amateur, ecco.

Sono nato nel 1932 e diciamo pure che nel 1952 avevo praticamente chiuso con i campi di calcio. Diventai tifoso del Varese e più avanti, con altri amici, al Club Franco Ossola, inventai il famoso “Pallone d’oro”, che mi creò non pochi grattacapi.

E’ cambiato qualcosa rispetto i vecchi tempi?

Non posso dirlo io che ero su altre sponde. Però ho notato che lo spirito di sacrificio in generale si è dimezzato. Nessuno se la sente più di fare fatica, di imporsi determinati sacrifici. Una volta da noi venivano dei ragazzini anche da lontano, oggi si fermano dove fa più comodo. Prevale la comodità, pochi sanno soffrire e sacrificarsi .

– I ragazzi che hanno fatto strada nel calcio sono rimasti riconoscenti a questa scuola di sport e di vita?

Questo sì, un fatto positivo, sono dei bravi ragazzi tutti, tornano al Bosto volentieri: una società come la nostra merita considerazione e rispetto .

Cesare Bernasconi ha raccontato la sua storia nel pallone: il padre Bruno era un grande appassionato del Varese. Lo portò via per sempre un incidente stradale, andava a vedere Modena-Varese; gli hanno dedicato un campo sportivo a Varese. A Giovanni Borghi hanno dedicato il Centro di Capolago.

Pozzi e Bernasconi di calcio possono averne fin sopra i capelli, ma non demordono, vogliono arrivare più lontano. Ricordano Fascetti e Arcelli, che hanno apprezzato e continuano ad apprezzare la loro opera, come Riccardo Sogliano del resto.

Calcio per passione cavalli per hobby: Cesare Bernasconi sa trasformarsi, dal campo di Capolago, dallo stadio di Masnago al maneggio ed alla scuderia di Morosolo il passo non è breve. A Cesare luccicano gli occhi a parlargli di cavalli come quando si è tirato fuori il nome di Platini.

LA STRADA DELLA FINANZIARIA

Calcio d’accordo: Cesare Bernasconi è andato alla scoperta di un importante satellite (il Bosto) che ruota attorno al pianeta calcio. La sua società rappresenta il serbatoio delle squadre che hanno successo. Bosto in buonissime mani certo, Pozzi l’insostituibile e Brenasconi junior che ha una tradizione di eccellenza alle spalle. Si è detto del padre Bruno, grande amico di Giovanni Borghi, legatissimo al calcio varesino, morto in un incidente stradale mentre andava a vedere Modena-Varese. Il Varese Calcio ha conosciuto momenti oscuri, Cesare Bernasconi qualche anno fa aveva suggerito una finanziaria, la stessa che salvò da… decadenza la Pallacanestro: << Il discorso di una decina di industriali varesini che si mettono insieme resta aperto. L’esempio più bello viene da Como dove c’è una nostra conoscenza, Sandro Vitali. Il calcio è sport predominante, Varese deve scegliere tra i varesini che sono i più legati alla bandiera. Io sono qui pronto a seguire chi indica la strada giusta .

Forse senza saperlo Cesare Bernasconi nel 1986 aprì quella strada. E’ stato un calciatore dilettante, non è diventato Rivera certo, però alla Cassiopea ha lasciato il segno, la Coppa disciplina è il suo fiore all’occhiello, con il campo di Belforte che ha dedicato al padre Bruno. Oggi c’è il Bosto, domani ci sarà il Varese: una bella combinazione. Cesare si diverte a seguire i giovani, crede soprattutto nel vivaio. Il Bosto ha già dato molto al Varese Calcio e continuerà a dare: << Il calcio è caduto in basso – dice – perchè è venuta a mancare la linfa del settore giovanile, non si poteva andare avanti vendendo sempre i migliori senza fare… rifornimenti. Qualcuno ha prosciugato il Varese ed i suoi serbatoi. Forse siamo arrivati in tempo per rimediare .

Calcio d’accordo: Cesare Bernasconi è andato alla scoperta di un importante satellite (il Bosto) che ruota attorno al pianeta calcio. La sua società rappresenta il serbatoio delle squadre che hanno successo. Bosto in buonissime mani certo, Pozzi l’insostituibile e Brenasconi junior che ha una tradizione di eccellenza alle spalle. Si è detto del padre Bruno, grande amico di Giovanni Borghi, legatissimo al calcio varesino, morto in un incidente stradale mentre andava a vedere Modena-Varese. Il Varese Calcio ha conosciuto momenti oscuri, Cesare Bernasconi qualche anno fa aveva suggerito una finanziaria, la stessa che salvò da… decadenza la Pallacanestro: Il discorso di una decina di industriali varesini che si mettono insieme resta aperto. L’esempio più bello viene da Como dove c’è una nostra conoscenza, Sandro Vitali. Il calcio è sport predominante, Varese deve scegliere tra i varesini che sono i più legati alla bandiera. Io sono qui pronto a seguire chi indica la strada giusta .

Forse senza saperlo Cesare Bernasconi nel 1986 aprì quella strada. E’ stato un calciatore dilettante, non è diventato Rivera certo, però alla Cassiopea ha lasciato il segno, la Coppa disciplina è il suo fiore all’occhiello, con il campo di Belforte che ha dedicato al padre Bruno. Oggi c’è il Bosto, domani ci sarà il Varese: una bella combinazione. Cesare si diverte a seguire i giovani, crede soprattutto nel vivaio. Il Bosto ha già dato molto al Varese Calcio e continuerà a dare: << Il calcio è caduto in basso – dice – perchè è venuta a mancare la linfa del settore giovanile, non si poteva andare avanti vendendo sempre i migliori senza fare… rifornimenti. Qualcuno ha prosciugato il Varese ed i suoi serbatoi. Forse siamo arrivati in tempo per rimediare .

Anche il Bosto ha giovani da sballo, rifornito di prezioso materiale calcistico tutte le squadre della provincia, il Varese in prima fila: alcuni di questi ragazzini hanno conosciuto la gloria e il gaudagno di grosse squadre, la maglia azzurra (Luca Pellegrini), la Coppa dei Campioni (Bruno Limido con la Juventus nel 1985 a Bruxelles). I giovanissimi hanno sempre fatto felice il Bosto. Le tante vittorie sono frutto di un lavoro ventennale.

I RAGAZZI DEL BOSTO

Gildo Salvadè da Vedano Olona, classe 1960, è il primo uomo creato dal Bosto: cominciò a Malnate che aveva 9 anni. Mario Grotto andò a scoprirlo quasi subito nel nome di Guido Borghi, allora presidente del Varese, Maroso fu il primo a credere in Gildo che nel nel 1977, a 17 anni, seguì il suo allenatore di… fiducia a Genova con Sogliano e gli altri. Una parentesi poco fortunata per il bravo Gildo che dopo qualche mese scapperà dalla Lanterna per tornare al più basso pendio del Sacro Monte (Masnago) dove ci sarà, pronto a rilanciarlo, Eugenio Fascetti. Salvadè resterà una vita al Varese Calcio, fino al famoso anno della retrocessione in C quando farà parte della << banda Triestina >> e partirà per Trieste con Scaglia, Strappa, Di Giovanni e Orlando. Dopo due stagioni rieccolo in Brianza, al Monza, dove ottiene la seconda promozione dalla C-1 alla B (la prima, nel 1979, con il Varese di Fascetti).

Di Bruno Limido una storia diversa. Prima di lui al Bosto approdò il fratello Marco che era molto bravo ma non ebbe fortuna come goleador. Bruno venne messo in disparte la prima volta e da allora si impegnò nel podismo, corse a piedi. Vinse anche qualche medagli prima di tornare al Bosto, convinto da Fausto Pozzi. A 16 anni anche Limido è al Varese, allievo e primavera con Fascetti che una volta prese le redini della prima squadra, porta il mediano di spinta (o terzino di fascia se volete) nel suo ruolo naturale di titolare. A venti anni Limido parte militare, viene ceduto all’Avellino e gioca una decina di partite in serie A. torna a Varese nel 1981, servizio militare concluso, e contribuisce in modo determinante alla quasi promozione della squadra. Poi via di nuovo per Avellino, tre stagioni in serie A. La Juventus lo preleva nel 1985 quando deve fare e vincere la Coppa dei campioni. Un anno poco fortunato per Limido che passa all’Atalanta, in A, poi al Bologna, in B, poi al Lecce (con promozione in serie A), indi al Cesena. E’ stato l’unico varesino ad aver vinto una Coppa dei campioni di calcio.

I fratelli Pellegrini sono quasi una istituzione per il Bosto. Luca, classe 1963, è il più celebre. Nel Varese ha giocato praticamente solo un campionato di serie B a 17 anni. A fine torneo, con retrocessione in C, Luca venne ceduto da Colantuoni alla Sampdoria di Mantovani della quale diventò subito titolare fisso (difensore). Luca Pellegrini ha giocato in maglia azzurra con la nazionale olimpica ed è diventato a 23 anni capitano il della Sampdoria nel ruolo di libero. Sulle sue doti di combattente nessuno discute. Con Baresi e Cravero è stato negli anni ottanta uno dei migliori liberi in circolazione, tanto che anche l’Inter gli ha fatto la corte.

Diversa la storia di Davide Pellegrini, l’attacante, classe 1966. Doveva finire nel pacco della Triestina, ne uscì all’ultimo momento non accettando quella sistemazione di massa. Venne ceduto alla Fiorentina dopo il campionato della retrocessione con Vitali. Di Davide Pellegrini il regolarissimo gol segnato a Perugia e annullato da D’Elia per presunto fallo di mano. Quel gol vincente avrebbe significato salvezza e tante altre cose per il Varese Calcio.

Comunque il secondo dei Pellegrini ha conquistato Firenze e laggiù è rimasto. Infine Stefano Pellegrini (classe 1967): restò al Varese anche nell’anno di C 1, senza grossi risultati, perseguitato da continui, oscuri malanni. Una volta al Monza il tornante mancino è esploso: Monza promosso in serie B e il terzino che finisce alla Sampdoria dove raggiunge il fratello Luca.

Angelo Orlando da Induno Olona; classe 1966: dal Bosto alle giovanili del Varese, nella primavera di Balestra e poi in serie B nello sfortunato campionato della retrocessione, centrocampista e poi terzino di fascia. Passato con il blocco a Trieste, Orlando è stato per due stagioni tra i migliori giovani della cadetteria, tanto da essere convocato più volte nella nazionale Under 21.

Adriano Mosele, classe 1961, varesino cresciuto nel Bosto e che al Varese non presero mai in considerazione. Ha giocato nella Solbiatese, nel Leffe e quindi nel Telgate segnando tantissimi gol. Centravanti di sfondamento con il vizio del gol, ne ha già segnati un centinaio nella sua carriera.

Paolo Vanoli che ha disputato alcune gare in Nazionale, vincendo coppe europee con il Parma

Ultimi e speriamo non ultimi, Fiumicelli, Aloe, Merlin, Luoni, Di Sabato,Beretta, tutti ragazzi diventati professionisti.

Pacifico 1994 (Milan) e Comani 1996 (Genoa) e Fontana 1998 (Inter) in Nazionale giovanile.